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La tomba di Dante

La tomba di Dante come tutti sappiamo si trova a Ravenna, ma Firenze rammaricata per non poter custodire le spoglie del Sommo Poeta ha fatto di tutto per averla. Dante fu esiliato da Firenze e trascorse i suoi ultimi anni di vita a Ravenna fino alla sua morte che avvenne nel 1321 Dante è sepolto in una struttura del fine 1700 che ha sostituito una precedente del 1400. Per la disputa delle ossa di Dante si è accesa nel corso dei secoli un vicenda rocambolesca,

All’interno della tomba si presenta un bassorilievo che raffigura Dante, e sotto ti trova il sarcofago del sommo poeta. Tanti nel corso dei secoli sono stati gli scrittori, gli artisti, i poeti che si sono inginocchiati di fronte alle spoglie della sua tomba, ma non sapevano che il sarcofago era vuoto, ed è rimasto vuoto per secoli e questo perchè le ossa erano state nascose per paura che venissero trafugate dai Fiorentini. Nel ‘500 una delegazione Fiorentina si recò a Ravenna per prelevare le ossa, operazione mossa da un vasto consenso popolare e persino Michelangelo ne fu sottoscrittore di questa petizione. E il Papa stesso, che era uno dei Medici, autorizzò questa operazione di trasloco delle ossa di Dante da Ravenna a Firenze. La delegazione, quando arrivò a Ravenna e una volta aperto il sarcofago, si trovarono di fronte a una tomba vuota, non c’erano le ossa. Nel frattempo infatti i Frati Francescani operarono un buco dall’esterno della tomba ne prelevarono le ossa e le nascosero in un luogo sicuro. Queste ossa sono rimaste nascoste per tre secoli e mezzo e solo i frati sapevano dove si trovavano. Poi sono state ritrovate, si ma come?

Nei pressi della tomba e vicino al chiostro di San Francesco, si trova un frammento di muro sul quale è apposta addirittura una lapide. Tutto questo ci riporta al 27 maggio 1865 in occasione della cerimonia del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri e durante i lavori un operaio abbate una porta murata. Al di là del muro viene ritrovata una cassetta con su scritto “ossa di Dante”. Le autorità di fronte a questo ritrovamento non seppero cosa fare, quindi notte tempo aprirono il sarcofato e con grande stupore videro che la tomba era vuota. Erano le ossa di Dante? in effetti tutto questo combaciava, era risaputo che i Frati difesero il tentativo da perte dei Fiorentini di portare via le ossa e che fecero di tutto per proteggerle. Agli inizi dell’800 con l’arrivo delle truppe Napoleoniche e per proteggerle, le hanno ulteriormente nascote e murate dietro questo muretto. Da quel momento le ossa furono riportate dentro il sarcofago originale e tutt’ora si trovano a Ravenna. A Firenze si rirorda Dante con una statua posta in Piazza Santa Croce ed è rappresentato con uno sguardo cattivo e con un ghigno degno di nota, ed è memorabile nella canzone “L’Alluvione” di Marasco una strofa che dice: ” O fiorentini m’avete esiliato, prendete la merda che Dio v’ha mandato” … punto e a capo!

O Fiorentini m’avete esiliato, prendete la merda che Dio v’ha mandato!

Piazza Santa Maria Novella e la Stazione di Firenze

Piazza Santa Maria Novella Il complesso conventuale in cui è inserita è del 1221 quando i monaci ottennero la concessione di Santa Maria delle Vigne (per i campi coltivati che la circondavano), una chiesa del XI secolo, su cui, nel 1278 vene fondata una nuova basilica, Santa Maria Novella. Fra Sisto e Fra Ristoro iniziarono la costruzione, che si concluse solo nel 1420. La facciata rimasta incompiuta fu completata da Leon Battista Alberti nel 1458. Questi comprese gli elementi gotici preesistenti in un’architettura classica e organizzata su rapporti modulari proporzionali, impiegò il bicolorismo toscano per mascherare eventuali incongruenze e per armonizzare la parte inferiore – più larga per via delle navate laterali – a quella superiore, escogitò una soluzione che avrebbe avuto poi largo impiego nell’architettura religiosa e cioè le due ampie e sinuose volute laterali. Il coronamento della facciata con un timpano in perfetto stile classico nasconde completamente l’anima gotica dell’interno.

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I Medici a Firenze e le Cappelle Medicee

Impossibile scindere l’immagine di Firenze da quella della famiglia che per quasi tre secoli, quelli di maggior prestigio per Firenze, la guidò più o meno esplicitamente. Le prime lotte di potere fra gli Albizi e i Medici, già nel trecento ricchi banchieri con filiali in tutta l’Europa, videro la vittoria di Cosimo il Vecchio il “criptosignore” che dominò la scena da privato cittadino, utilizzando il mecenatismo più che la forza per imporsi. Il figlio di Piero, malato, transitò decorosamente quanto rapidamente il potere familiare nelle mani di Lorenzo e Giuliano, i suoi due eredi. Proprio Lorenzo detto Il Magnifico per le sue innumerevoli doti politiche, proseguì l’opera del nonno anche se non con la stessa discrezione. Con Lui Firenze conobbe forse il suo momento di maggior splendore, con la stagione architettonica brunelleschiana. Dopo di lui in risposta ad un periodo di crisi, il figlio Piero fu cacciato e venne istituita la Repubblica. Riportati dagli spagnoli i Medici dominarono con un altro figlio di Lorenzo, il Cardinale Giovanni, che eletto Papa (Leone X) lasciò il posto al fratello Giuliano. Nel cinquecento, dopo un momento di rinnovato splendore, una seconda ondata repubblicana scacciò nuovamente la famiglia dalla città, che si pigò dopo un lungo assedio di Carlo V al volere di papa Clemente VII Medici. Da allora la reggenza passò nelle mani del ramo cadetto della famiglia, cioè dei discendenti di Lorenzo, fratello di Cosimo il vecchio. Con il Ducato, poi Granducato Toscano, del Cinque e Seicento, soparattutto sotto la guida di Cosimo I, una nuova fioritura delle arti illuminò la città, traghettandola dignitosamente attraverso al barocco fino allo spegnimento della casa dei Medici, soppiantata dal dominio dei Lorena.

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La partita dell’Assedio

Il 17 febbraio 1530 Piazza Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica Fiorentina all’imperatore Carlo V, quando la popolazione assediata da molti mesi dalle truppe imperiali, si cimentò in una partita di calcio, dando l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione.
Il Comune di Firenze in collaborazione con l’Associazione 50 minuti e il Calcio Storico Fiorentino, segna questa data come la vera rievocazione storica alla quale si riferiscono le gesta dell’istituzione storica del Giuoco del Calcio fiorentino.
E’ la partita, quella denominata dell’Assedio, presa come punto di riferimento per le manifestazioni storiche cittadine, per il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e per ogni riferimento storico rievocativo ufficiale della città di Firenze.
Quando nel lontano 4 maggio 1930 vennero ripristinate le tradizioni e le feste popolari in Toscana, il Giuoco del Calcio si fece strada come rievocazione storica per il piacere dei fiorentini e dei forestieri. L’impostazione fu quella di ricercare in quella famosissima partita il punto d’unione, per impostare la tradizione popolare cittadina, (non quindi i Medici e le loro imposizioni ducali e granducali) al periodo repubblicano unico e vera fonte di libertà popolare.
Con questa bella iniziativa delle Vecchie Glorie del Calcio Storico Fiorentino inizia quindi un vero percorso che riporta le vere tradizioni popolari alla ribalta della città e dei fiorentini.
Il 17 febbraio 2015, dopo 485 anni da quella gloriosa giornata, in Piazza Santa Croce avverrà un vero e proprio miracolo, anche perchè la città lo richiede a gran voce. Verrà giocata una partita rievocativa nell’ambientazione storica di allora. Verranno erette palizzate di legno, verranno poste a terra balle di fieno e di paglia a protezione dei limiti del campo, verrà distesa in tutta la piazza la sabbia necessaria a formare un campo di Calcio Fiorentino. 54 Calcianti, 2 Capitani, 2 Alfieri, 4 Spugnaioli, scenderanno in campo, Bianchi contro Verdi come vuole la tradizione e come fu descritto dal Benedetto Varchi nelle sue Istorie Fiorentine. Prima della partita la sfilata dell’imponente Corteo della Repubblica. Per questa occasione, i Calcianti delle Vecchie Glorie che scenderanno in campo verranno ribattezzati con i nomi di personaggi fiorentini dell’epoca suddivisi nelle due squadre.